Mentre fuori dalla finestra la pioggia non da tregua in questo sabato di marzo, cinque personaggi dai nomi strani (Bambi, Fagianella, Gomitolo, Mignolo e Monella), vestiti con camici colorati, truccati e dotati di naso rosso aprono la porta del reparto di cardiologia.
Percorrono la lunga parte del corridoio che conduce alle stanze dei degenti, ognuno con il proprio pensiero in testa, io con la solita domanda “chissà come andrà oggi?”.
E’ andata così. Nella prima stanza in cui bussiamo e ci affacciamo timidamente non siamo graditi, o meglio, ci ignorano consapevolmente continuando a guardare la televisione.
Arivedorci amici… si va da chi inconsapevolmente ci sta aspettando.
Nella seconda stanza troviamo due signore che ci accolgono con la faccia sorpresa che si trasforma subito in un sorriso sincero… ci chiedono se è carnevale.
Si chiacchiera, si fanno un paio di palloncini, qualche battuta poi le salutiamo per proseguire col servizio.
Prossima stanza… chi ci sarà?
Due donne che indossano camicie da notte dello stesso celeste e che sono evidentemente felici di vederci… entrano subito in confidenza, ci raccontano un pò delle loro vite con aneddoti e risate e ci ringraziano per la visita e per l’allegria che abbiamo portato. Le abbracciamo e usciamo.
Eccola l’energia giusta, ora si sente, si vede, quasi si tocca!
In corridoio vediamo affacciata alla camera di fronte una donna che ci invita allegramente ad entrare nella stanza dove sono ricoverate lei e una signora anziana.
Scopriamo dopo un paio di domande che la signora anziana è sola e che è molto preoccupata per i suoi cani e i suoi gatti e proprio mentre siamo lì accanto al suo letto arriva il suo vicino di casa ad aggiornarla dicendole che stanno tutti bene… le si illumina il viso dalla gioia.
Nel letto accanto c’è questa donna che ci racconta che il suo cuoricino ha fatto un piccolo capriccio ed ora è tutto a posto.
E’ allegra, leggera, caciarona e abbiamo capito da chi ha preso quando entra nella stanza suo papà, un omone di 84 anni che è una fabbrica umana di buonumore, battute e risate, lo chiamano nonno Alfredo.
Con lui ci sono anche la figlia e la cugina della paziente e dopo meno di due minuti sembra di essere a una bella festa dove il mattatore potrebbe tenere banco per due ore con storie, barzellette, notizie curiose e romanzate.
Vuole il naso rosso, se lo mette, ne vuole uno per sua moglie da mettere quando andranno a letto stanotte (aiuto!)… facciamo foto, selfie, ci abbracciamo, ci baciamo e tutti diciamo che lo vorremmo in associazione come mascotte.
La festa deve continuare… nelle prossime stanze.
Ci sono due uomini, mi avvicino spontaneamente al letto dove vedo una faccia che mi sembra di avere già visto, purtropppo sempre lì in ospedale.
Dopo un breve percorso a ritroso nella memoria di entrambi ci ricordiamo di esserci incrociati in quello stesso reparto tempo fa e si ricordava molto bene del Conte Max, dice che si erano fatti una bella chiacchierata.
Lui è un artista, si chiama Giuseppe, è un ex direttore d’orchestra, dipinge, fa sculture, scrive libri e poesie, è un uomo che sa cosa vuol dire vivere la vita, è un uomo che ha sempre assecondato la sua curisoità e la sua creatività viaggiando, cambiando spesso direzione, uscendo sempre dalla sua zona di comfort, sperimentando, rischiando, mantenendo sempre aperta la connessione con il canale dell’arte e del talento.
Ci dice che è grato alla vita per tutto ciò che gli ha regalato, per tutte le cose che l’universo spontaneamente gli ha donato, perchè lui non sarebbe stato nemmeno capace di desiderarle.
Ci racconta che il suo cuore è tormentato, che ha vissuto e vive tuttora grandi passioni, che l’amore e le emozioni sono linfa vitale e ci regala una frase di quelle che ti scrivi sul muro della cameretta o su un post-it da appiccicare al frigorifero, o forse andrebbe addirittura tatuata sulla pelle: LA VITA E’ IL BELLO DELLA VITA.
Ecco cosa può succedere in un servizio clown… magia, meraviglia, arricchimento.
Manca l’ultimo paziente, da solo in una stanza, sorridente con il pc portatile sul tavolino connesso con il mondo… ma mica per sapere le ultime notizie… mavà… per organizzare il gruppo e le giocate del fantacalcio, ah ah ah.
Potevamo anche capirlo, è a letto ma indossa una tuta da ginnastica anzichè il pigiama!
Finito, abbiamo finito in bellezza… ma il bello deve ancora venire.
Nonno Alfredo ci vede in corridoio, viene verso di noi e insiste perchè vuole darci dei soldi, perchè vuole fare un gesto che lo faccia sentire partecipe del nostro gruppo, non gli basta che noi gli diciamo che un suo abbraccio vale più di qualsiasi soldo, lui vuole collaborare, vuole dare il suo contributo e si mette l’animo in pace solo quando gli diciamo che può fare un’offerta all’Associazione e gli lasciamo tutti i dati.
Che meraviglia!
Io, come credo tutti i compagni del servizio, mi sono sentita davvero orgogliosa di essere una delle Note del Sorriso e felice di rappresentarle così, con impegno e soddisfazione.
Ma il meglio deve ancora venire (Ligabue copyright).
Mentre ci avviamo verso l’uscita ripercorrendo il lungo corridoio, sulla porta di tutte le camere c’è qualcuno che vuole salutarci… addirittura uno dei pazienti della prima stanza (quella in cui ci avevano ignorati) ci ha salutati facendoci intendere che se anche non eravamo entrati in contatto ha capito poi dalle risate che si sentivano nelle camere che eravamo una cosa bella (ok, sto per piangere!).
Gioia pura.
Cardiologia… emozioni che arrivano dritte al cuore!
Fagy

Grazie Bambi, Gomitolo, Mignolo e Monella.
Grazie Note… bello l’abbraccio pre-servizio in spogliatoio.

Fagianella