5° piano, Pediatria
Compagni di avventura: Escamillo, Metrella (semi-nuova, che già ha fatto servizio con me al
S.Paolo).

Parto di buon mattino. Telefono a Metrella che non se l’aspettava, la quaglia, dopo una buca
cosmica (Lo posso dire, Metre’? bhe’, l’ho detto) dorme poco, mangia poco, ha l’occhio appannato,
lo sguardo perso e la zucca talmente vuota che ci si può inserire una candela e mandarla in giro
per Halloween!
Arrivati in pediatria, ci trucchiamo e via, per le stanze del reparto. Pochi bambini ma servizio
ugualmente tosto. In particolare un bambino ha fatto resuscitare in me pensieri e sensazioni
contrastanti. Dopo qualche minuto, di gioia dei genitori, delle infermiere che nel frattempo ci
avevano raggiunto, e di altre persone che erano lì, il bimbo (4 anni circa) ci guarda con occhi
smarriti e così annuncia la sua voglia di mandarci a quel paese… con pianto capriccioso e
inquietante. Non ci vuole, non siamo graditi. Un rifiuto, un bel rifiuto, di un bimbo che soffre e
non vuole saperne. Allora? Che fare? Che pensare? Metrella e io ci guardiamo, speriamo e
crediamo che sia un rifiuto che viene dal disagio del bimbo, dalla sua sofferenza d’ospedale e non
da noi.. tentiamo ancora.. la mamma ci dice che il bimbo non sopporta i camici.. (e sì che i nostri
erano colorati.. ma quelli di chi ci stava vicino no).. allora…magia! Ho un naso rosso in tasca, lo
afferro e lo metto in faccia all’infermiera che ci era vicino… lei ride, i genitori ridono, tutti ridono;
il bambino ci guarda dubbioso. Ancora un giochino, un giochino col papà e, come d’incanto, dal suo
viso parte uno di quei sorrisi che non finiscono più. Uno, due.. mille sorrisi.. una magia e poi un’altra
ancora.. non vuole lasciarci andar via.. io e Metrella ci guardiamo di nuovo, col cuore colmo di gioia.
Ci sono momenti che ti restano dentro, attimi che ti incidono l’anima; ogni sorriso vale uno di quei
momenti e quando questo viene in diretta da una lacrima fa battere il cuore un po’ di più.
Giriamo ancora un po’ e poi andiamo nella nostra cameretta a far finta di cambiarci.
Un naso regalato a una donna, un sorriso che nasce dal pianto e una domenica che non può essere
come le altre.
Torniamo in macchina, guardo Metrella e mi accorgo che nella zucca ha oramai mille candele
accese.

ESCAMILLO