Tutto stabilito, tutto semplice: domenica primo servizio, a Como, è la giornata mondiale della
malattia mentale, si sta in piazza dalla 10.00 alle 16.30.Un momento… se la matematica non è
un’opinione, 16.30 meno 10.00 uguale 6.30, cioè sei ore e mezza in piazza. E che si fa? 6 ore e
mezza sono tante… magari riesco a imbastire qualche palloncino sbilenco,ma poi che altro??? E’
la deformazione amatoriale (rigorosamente non professionale) del teatro: allora se per due ore
di spettacolo ci vuole un anno di preparazione, per sei ore e mezza… Aiuto, Escamillo!!
Naturalmente la vecchia volpe dalla coda rossa, pardon… dal naso rosso non ha problemi:
“tranquillo, vedrai che ce la caveremo”. E’ bello sapere che con te c’è qualcuno esperto, su cui
fare affidamento per un incoraggiamento o un consiglio, che insomma… “io non so che fare, ma
lui sicuramente sì” oppure “io non ci volevo venire, mi ci ha portato lui!”.
Ebbene… Escamillo aveva ragione: se l’è cavata alla grande, lui. Io meno, ma per fortuna a darsi
da fare c’erano anche gli altri soci (Polenta, Comizio e Pastina), inesperti quanto me (tranne
Pastina truccabimbi), ma decisi a lasciare un segno in questa tranquilla cittadina lariana.
E dire che l’inizio non è stato dei migliori. Si parte in quattro da Carate Brianza in una mattina
freddina e grigia, discutendo della strada da fare e di che cavolo sta combinando Comizio che
ha deciso di andare a Como partendo direttamente da casa (vi risparmio i particolari che ha già
raccontato Escamillo). Arriviamo in Piazza San Fedele. Gli organizzatori sono più disorganizzati
di noi, tutti sanno qualcosa ma nessuno sa bene cosa. Così, imbucando contromano un po’ di sensi
unici nella zona pedonale vietatissima al traffico veicolare (già immaginavo le scuse da inventare
per i Vigili, condendoli con nasi rossi, palloncini e trucchi per far scomparire la multa), ci
accompagnano al Centro Diurno in attesa di un’anima pia che ci apra la porta. Incredibilmente
arriva anche Comizio, che ancora non si capacita di trovarsi a Como in via Vittorio Emanuele 112
e ci guarda con lo sguardo smarrito del passerotto implume appena caduto dal nido, o meglio
dell’alcolista cirrotico che ha scoperto che l’ultima bottiglia della cantina non è vino, ma
diserbante.
Alla fine riusciamo anche a cambiarci e truccarci, facciamo il pieno di palloncini e partiamo.
Siamo un po’ in ritardo, ma nessuno sembra preoccupato. Escamillo inizia a muoversi a destra e
a sinistra. Noialtri novizi siamo un po’ perplessi… che si fa? Iniziamo a fare qualcosa per farci
notare, magari qualche palloncino. Alla prima esplosione di palloncino il ghiaccio è rotto, un po’
come a Capodanno quando salta il primo tappo di spumante. Gli organizzatori cercano farci
sentire a nostro agio ed ognuno di noi inizia a fare la sua parte, seguendo l’esempio di Escamillo.
Pastina parte a truccare, io e Polenta partiamo a scambiarci opinioni sulla scultura dell’aria ed a
cercare di metterle in pratica, Comizio parte alla ricerca di ragazze… oopps!, di bambini da
divertire. E così senza nemmeno accorgersene siamo nel turbine dell’evento.
Intorno ad Escamillo si è formato un capannello di persone: lui ha tirato fuori uno dei suoi mazzi
truccati ed ha subito spennato due o tre polli con il gioco delle tre carte. I palloncini funzionano
bene (cose semplici, fiori, spade, cigni, cagnolini, cappelli, cavalli… cavalli? cavalli no, sono
scappati via tutti, mi spiace). Il tempo passa, arriva l’ora di pranzo e solo alcuni affezionati fan
di Escamillo resistono in piazza. Ad un certo punto, vista la quiete del momento, decidiamo di
andare a mangiare anche noi. Niente di particolare: Escamillo riesce subito ad entrare nelle
grazie delle bariste. Il barista invece, dopo una serie di lazzi a cui non reagisce, alla vista del
cucchiaino da caffè contorto e ritorto sta per passare alle vie di fatto. Poi si ricorda di essere
di taglia piccola e abbozza. Torniamo in piazza. Per un po’ c’è la concorrenza di un gruppo di
danzatori ubriachi, ma poi la piazza è tutta per noi, fino allo sfinimento. Io non ho smesso di
fare palloncini fino a che non abbiamo chiuso baracca e burattini e c’erano ancora lì i bambini
che chiedevano. Polenta ha finito i suoi e le ho passato un po’ dei miei. Pastina sfornava a
ripetizione piccoli pirati, conigli, topi, tigri, armadilli, cercopitechi, minolli… ha pure truccato un
bimbo da ippopotamo, gonfiandogli la faccia a suon di ceffoni. Comizio inventava scuse per
marcare visita e farsi ricoverare in infermeria. Anche attorcigliare palloncini può essere
faticoso: alla fine mi facevano male dita e spalle. Per fortuna che Escamillo si è fatto in due, in
tre, anzi in sei: potremmo chiamarlo Esa-millo! In due ore, anzi meno, ha prodotto seicento
palloncini, seimila trucchi e giochi di magia e sei numeri di telefono di avvenenti mammine.
Naturalmente scherzo: non ha avuto il tempo di accettare i numeri di telefono perché i bimbi
hanno sempre la precedenza; la mamme insistevano, ma lui ha resistito stoicamente.
Stava già facendo buio quando siamo ritornati a cambiarci, tutti stanchi ma contenti. Anche gli
organizzatori erano contenti, soprattutto perchè ce ne stavamo andando. Comunque girava la
voce che avessero apprezzato il nostro contributo.
Nessuno di noi sapeva che ci aspettava la parte più difficile della giornata: ritrovare la macchina
di Comizio parcheggiata chissà dove. Io ho proposto una soluzione rapida e pulita, ma non mi
hanno dato retta: bastava andare dai Carabinieri a denunciare il furto dell’auto, poi Comizio
l’avremmo riportato a casa noi. L’auto, prima o poi, sarebbe saltata fuori. Alla fine comunque ce
l’abbiamo fatta a trovarla.
La serata in compagnia, con Escamillo ai fornelli, io al cavatappi ed i racconti di Cipolla e
Gommoso che nel frattempo ci avevano raggiunto, è stata la degna conclusione di una giornata
positiva.
Non mi resta che ringraziare tutti i miei compagni di avventura, soprattutto il mitico Escamillo,
che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Ed è anche un grande come spalla, ho le prove
provate: l’ho visto stasera all’opera con Margherito a Cividate del Piano.

Ciao a tutti,
Nasirossi

Giovanni – Mattonello