Compagni di avventura: Comizio, Polenta, Pastina, Mattonello, Esca-io.

La suoneria non è di quelle polifoniche, che quando ti chiamano, al posto del classico “drin drin”,
ti parte l’ultimo brano re-mixato dei non-so-chi in dolby surround.. (o che quando parte un pezzo
alla radio oramai controlli sempre il cellulare con il dubbio che ti stanno cercano…).. ma quando
chiama Comizio, stranamente alle nove in punto, nell’auto ci guardiamo tutti…
– “è arrivato, è gia’ a como- ci dice pastina che è al telefono con lui”.
– “Allora digli di andare in via vittorio emanuele al 112”
– “Gliel’ho gia’ detto ,ma dice che il 112 non esiste”.
Dubbio atroce.. che fosse il 12? Lo mandiamo al 12.
Quando arriviamo, mezz’ora dopo un intricato cammino tra i labirinti lariani, siamo
perfettamente in via vittorio emanuele 112. Che esiste.
Solo allora Pastina ci spiega che per svegliare Comizio al mattino, lo ha dovuto chiamare ogni 5
minuti.. e lui, puntuale, ogni 5 minuti le spegneva il cell in faccia.
Solo all’incontro con Comizio, che scarpinava da oltre un’ora (dal 12 al 112, non solo cento numeri
ma un paio di chilometri circa),lui ci spiega che ogni volta che sentiva squillare il cell, lo spegneva
credendo che fosse la sveglia. Bene, ora sì che vi riconosco tutti, di corsa andiamo a cambiarci.
La piazza è incantevole, quasi medioevale, nel pieno centro di Como. Una chiesa dalla facciata
romanica fa da sfondo ad un’accoglienza squisita. E’ quella che ci regala l’associazione che ha
organizzato il tutto: gente simpatica, con tanta voglia di fare, che si dedica agli ammalati.
Nemmeno il tempo di iniziare e mi accorgo che siamo tutti già sparpagliati, la piazza è nostra,
non ci sfugge nessuno. Mi piace come inizio di chi inizia. Già, perche’ per tre di noi è il debutto,
ma credetemi che non si nota.
I timori, le paure, i classici “e mo’ che faccio per 5 ore” svaniscono improvvisamente. I bimbi ci
chiamano, si creano capannelli di gente festosa, c’e’ chi va a chiamare i nipotini e chi fa segno
di guardare in alto, dove una bimba ammalata da una finestra lontana ci saluta con la mano,
mentre consegno a sua nonna il palloncino per lei.
Matilde, una donna ammalata, non vuole un palloncino, ma un naso rosso. Sfortunatamente non
ce l’abbiamo, rimediamo col Marghecalndario che la fa felice.
Gli ammalati per i quali facciamo animazione, vivono con noi, assieme a noi, ma sono spesso
trascurati solo perche’ hanno un modo di pensare che è diverso, che dà fastidio, che non
comprendiamo.. molti non sono autosufficienti..
Sono contento che, anche solo per un giorno, ci abbiamo messo del nostro per aiutarli.
Un botto pauroso mi riporta alla realta’.. è un rumore forte, sordo, improvviso..
Comizio ha scoppiato niente meno che un punch-ball, tutti i piccioni della piazza si sono trasferiti
a Venezia.
Alla fine, come al solito, siamo stanchi ma felici.
E poi giu’, per mezz’ora, torniamo in quell’intricato labrinto lariano a tentare di capire dove
Comizio al mattino avesse parcheggiato l’auto (pare fosse in una strada in salita).
Sono contento, siamo un bel gruppo. Alla prossima, nasi rossi.

Escamillo